March 23
A proposito di "passione"....Tibetani in croce!
La situazione del Tibet
(FONTE: http://guide.dada.net/storia/interventi/2006/03/246450.shtml)
NOTA dopo aver letto andate su "http://www.avaaz.org/it/tibet_end_the_violence/15.php"
Il
Tibet possiede una storia secolare di indipendenza che risale al 127
a.C., fino al 1950 anno in cui fu invaso dalla Repubblica Popolare
Cinese.
Fu
una chiara violazione delle leggi internazionali, a tutt’oggi il Tibet
è oppresso dall’occupazione cinese illegale e repressiva.
Il
Dalai Lama, capo di stato e guida spirituale del Tibet, fermo
sostenitore della non-violenza, ha tentato per otto anni di coesistere
pacificamente con i cinesi.
Il 10 marzo del 1959, la resistenza
tibetana è culminata in una insurrezione nazionale contro i cinesi.
L'esercito Cinese ha schiacciato l'insurrezione, uccidendo in quella
data più di 87.000 tibetani, nel solo Tibet centrale.
Il Dalai Lama,
i membri del suo governo e circa 80.000 tibetani sono fuggiti dal Tibet
e hanno cercato asilo politico in India, in Nepal e in Bhutan.
Oggi vi sono piu di 120.000 tibetani in esilio, inclusi oltre 5.000 che vivono al di fuori del subcontinente indiano.
Per sfuggire alle persecuzioni cinesi, dal Tibet continuano ad arrivare moltissimi rifugiati tibetani.
Le
Nazioni Unite hanno approvato tre risoluzioni sul Tibet, nel 1959, nel
1961 nel 1965, che hanno espresso seria preoccupazione per la
violazione dei diritti umani e che hanno invocato : «la cessazione di
pratiche che privano il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti
umani e libertà, incluso il proprio diritto all'auto-determinazione».
Uno
degli aspetti penosi della dominazione cinese è stato il "thamzing",
durante il quale i tibetani erano costretti ad autoaccusarsi dei
crimini non commessi e ad autodegradarsi.
I bambini erano sovente
obbligati ad accusare i genitori di aver compiuto questo o quel crimine
e a colpirli con sassi.Molti genitori, a loro volta, sono stati
costretti a pagare i proiettili usati per ucciderli e a ringraziare i
cinesi per aver eliminato "elementi antisociali".
Le donne tibetane
sono soggette tuttora a sterilizzazioni forzate e a procurati aborti:
il potere cinese vuole che i cinesi in Tibet siano sempre più numerosi
e i tibetani sempre di meno.
Spesso vengono sterilizzate in
condizioni spaventose, tutte le donne in età fertile di un paese:
radunate a forza davanti a una tenda montata allo scopo, sono costrette
ad attendere il loro turno ascoltando oltretutto le grida della donna
operata all'interno.
Non ci sono anestesie, altissima è la
percentuale di donne morte per infezione, poiché vengono obbligate ad
abortire anche donne in attesa da cinque o sei mesi.
Le donne
tibetane si rifiutano di partorire negli ospedali perché in molti casi
il bimbo viene loro sottratto e considerato "morto durante il parto".
Inoltre
il Tibet un tempo pacifico stato cuscinetto tra India e Cina è
diventato una vasta base militare che ospita buona parte della forza
missilistica nucleare cinese, valutata complessivamente in 350 testate
nucleari. Esistono numerose miniere di uranio dove la manodopera è
quasi esclusivamente tibetana; parecchie persone che vivono nei
villaggi vicini alle basi atomiche, ai luoghi di interramento delle
scorie nucleari e alle miniere di uranio, sono gravemente malate,
mentre continuano a nascere bambini deformi, i campi non danno più
colture, gli animali muoiono e le acque dei fiumi che attraversano
vasti territori dell'Asia, quali Brahmaputra, sono contaminate da
materiale radioattivo.
Le risorse naturali del Tibet e la sua fragile economia stanno per essere irrimediabilmente distrutte.
Gli animali selvatici sono stati sterminati, le foreste abbattute, il terreno impoverito ed eroso.
La deforestazione del Tibet procede senza sosta dal 1963.
Più
di 6.000 monasteri, templi ed edifici storici sono stati razziati e
rasi al suolo, le antiche opere d'arte ed i tesori della letteratura
sono stati distrutti o venduti dai cinesi. Migliaia di statue d'oro
sono state fuse, trasformate in lingotti e trasportate a Pechino.
La
Cina proibisce in Tibet l'insegnamento e lo studio del Buddismo,
l'odierna apparenza di libertà religiosa è stata inaugurata unicamente
per fini di propaganda e turismo.
Finti monaci prezzolati popolano finti monasteri, mentre i monaci e le monache vengono espulsi, maltrattati e imprigionati
Il governo tibetano in esilio è stato riorganizzato secondo i moderni principi democratici,
amministra
tutte le questioni che riguardano i tibetani in esilio, incluse la
rifondazione, la preservazione e lo sviluppo della cultura e delle
strutture educative tibetane, e guida la lotta per la restaurazione
della libertà del Tibet.
Il popolo tibetano, sia all'interno che
all'esterno del Tibet, considera il proprio Governo in Esilio (con sede
a Dharamsala, nell'India settentrionale) come l'unico governo legittimo
del Tibet.
La comunità tibetana in esilio segue le direttive dello
Statuto dei Tibetani in Esilio ed è amministrata dal Kashag (Consiglio
dei Ministri), che è sottoposto all'autorità dell'Assemblea dei
Delegati del Popolo Tibetano (un parlamento eletto democraticamente).
La Commissione Suprema di Giustizia Tibetana è un corpo giudiziario indipendente.
L'Amministrazione
Centrale Tibetana (CTA) è composta da tre commissioni autonome:
Elezioni, Servizio Pubblico e Verifica Ufficiale; da sette
dipartimenti: Religione e Cultura, Affari Interni, Informazione e
Relazioni Internazionali, Sicurezza, Sanità e un Consiglio di
Pianificazione.
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